Pensiero Modernista

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Pensiero Modernista
Simbolo
Modernismo logo.jpg
Simbolo del modernismo
Descrizione
Nome completo Modernismo

Ideatore Wilhelm Friedrich
Tipo Politica
Data origine Terza Era
Stato Professata

Opera di riferimento Fenomenologia del Potere
Diffusione

Luoghi Thoringrad, Abstergo, Spes, Navarone, Ithilden, Avalon, Thorvil, Nuova BoPville, Thortuga
Eventi Fondazione Thoringrad
fine Terza era
Esodo
Fondazione I Spes
Fondazione Navarone
Fondazione Thorvil
Fondazione Nuova Bopville
Fondazione Thortuga

Il Modernismo è una delle maggiori ideologie della storia, e ha prodotto il più vasto quantitativo di materiale di ogni altro movimento culturale-religioso in tutto il Jandùr. Nel corso del tempo tale ideologia ha raggiunto un numero di seguaci indescrivibile, che hanno saputo tenerla viva in tutti i piani del Jandùr, a partire dalla sua prima definizione pratica nella città di Silthrim.

Contesto Storico

Il Modernismo nasce ad opera di Wilhelm Friedrich von Soerensen Synesthesy Borgia nella città di Silthrim appartenente all'Impero di Mirrodin. Il modernismo viene considerato dagli storici come la prima ideologia, contrapposta ai principi e alle scuole di pensiero antecedenti, caratterizzate da una cura inferiore del proprio pensiero, che nasceva dalla consuetudine di anni di governo piuttosto che dal lavoro di pochi filosofi o politici (come ad esempio l'Unionismo).

Il pensiero modernista nasce come espansione del primo verso del credo di Thor Bannatore: "Cerca la Verità in ogni tempo e in ogni luogo". Per i modernisti, la verità si attua attraverso la lotta politica, la libertà e l'autodeterminazione.

Il Modernismo fu l'ideologia ufficiale dell'Unione delle Repubbliche Minerarie Moderniste (nella Terza e nella Quinta Era), della città di Navarone, delle città di Thorvil e Fòrgon BoPville, nella città di Thortuga, e in ultimo a Thoramas.

Definizione di Modernismo

Il modernismo definisce sé stesso, attraverso le parole di Wilhelm Friedrich, come "il movimento che spinge i popoli al passaggio dall'età antica alla modernità", da cui deriva il nome. La Modernità viene definita come il momento in cui le Libertà e i Diritti saranno comuni ad ogni uomo, e ogni uomo avrà la possibilità di scegliere i propri governi, e nessun uomo dovrà sollevare le armi contro un suo simile.

Concetti Chiave del Modernismo

I principi del Modernismo furono espressi nella Fenomenologia del Potere, e da allora sono stati più volte ampliati. Qui di seguito un compendio che riassume, in breve, gli enunciati-chiave della presente ideologia:

  • La Storia non va interpretata come un presente statico, bensì come un divenire in evoluzione.
  • Lo sviluppo sociale, tecnologico, economico, eccetera, tutto è stato funzionale ad arrivare fino a qui, e tutto sarà stato funzionale alla Modernità.
  • I sistemi di governo vanno collocati lungo una linea evolutiva, dallo sciamanesimo fino alla democrazia.
  • Un sistema di governo si basa su un certo numero di governanti e sul popolo. Il Governo dev'essere affidato ai meritevoli ed ai leali. Merito e virtù morali non devono mancare a chi governa.
  • Qualunque sistema di governo, lasciato fine a se stesso, incontra sempre gli stessi finali: l'Alienazione o il Populismo.
  • I Governi di natura chiusa tendono ad alienarsi dal popolo, ad aumentare sempre più la distanza tra l'organo di governo e il popolo, fino ad arrivare alla Tirannia. Questo accade per la natura umana, che tende a desiderare sempre maggior potere.
  • I Governi di natura aperta tendono ad allargarsi sempre più, sfociando nel Populismo, dove a governare non è più il popolo, bensì la folla. Questo governo è irrazionale e inefficiente.
  • La Monarchia tende sempre all'Alienazione. La Democrazia tende sempre al Populismo. L'Oligarchia può tendere all'uno o all'altro, potenzialmente rimanendo sospesa.
  • La soluzione è un governo oligarchico al limite: ovvero una serie di Oligarchie sovrapposte, la più grande delle quali è così larga da contenere la maggioranza della popolazione, selezionata solo in base a volontà e merito: la Repubblica Modernista.
  • Il rispetto per i diritti dell'Uomo. Non esistono uomini migliori degli altri per diritto di sangue. Nessuno può essere sottoposto a restrizioni o fastidi per necessità che non siano collettive. La collettività non può invadere il diritto soggettivo dell'individuo.
  • L'economia deve essere efficiente. Lo Stato non può sostituirsi ai privati laddove non ce ne sia bisogno.

Gli Obiettivi del Modernismo

Il modernismo si porta alla ricerca della Verità attraverso l'autodeterminazione.

  • Il modernismo crede nella ricerca scientifica e razionale, combattendo lo spiritismo e la superstizione.
  • Il modernismo crede nell'autodeterminazione: della persona rispetto alla propria nazione, e delle nazioni tra di loro.
  • Una persona può giungere alla propria determinazione solo se ne ha i mezzi economici, sociali e culturali necessari. Per questo il Modernismo attua politiche di alfabetizzazione, di equità sociale e di liberismo economico mediato dallo stato. L'istruzione deve essere assicurata a tutti i cittadini che la domandano, e non esclusiva. Il sapere tecnico dev'essere condiviso.
  • La povertà e la fame devono essere eliminate per assicurare eguaglianza tra i cittadini. La città modernista deve sempre essere in grado di sfamare gratuitamente tutti i suoi abitanti.
  • La povertà dev'essere sconfitta senza fare favoritismi. Il cittadino dev'essere educato al guadagno per mezzo di impieghi e retribuzioni giusti.
  • Una nazione può giungere all'autodeterminazione solo se libera: solo una nazione con un sistema democratico può definirsi libera
  • La guerra rappresenta un mezzo e mai un fine. Quando arriverà il Modernismo, non ci saranno più guerre. La guerra è ripudiata come mezzo d'offesa e di oppressione nei confronti del popolo.
  • Il Modernismo crede nei migliori al comando. Ognuno deve dare secondo le proprie capacità, ottenendo almeno secondo i propri bisogni.

La struttura dello Stato Modernista

Lo Stato Modernista ha una forma di governo definita come Repubblica Modernista, forma democratica e monopartitica che ha come principio chiave la realizzazione finale del Modernismo e dei suoi principi ideologici descritti sopra. Tale forma è sempre stata simile, a grandi linee, in tutte le ere nelle quali il Modernismo ha avuto il suo pieno sviluppo (dall'era di Silthrim in poi). Ciononostante, è inevitabile che un'attenta analisi della storia delle Repubbliche Modernismo porti all'evidenziazione di differenze tra le varie ere.

Gli organi fondamentali dello Stato Modernista sono:

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  • il Partito Modernista, costituito in toto dall'insieme dei suoi tesserati. Al Partito sono affidati il potere legislativo e giudiziario: il primo tramite l'Assemblea del Partito Modernista, o Duma Cittadina, il secondo per le questioni giudiziarie di importanza nazionale. Per le questioni giudiziarie di gravità inferiore, l'Assemblea può delegare i propri poteri a un organo giudiziario istituito ad hoc. Il Partito Modernista è l'organo tramite il quale si deve esercitare il diritto politico, considerato un vero e proprio dovere del cittadino modernista. Per fare ciò, è necessario iscriversi al Partito e ottenere una Tessera di appartenenza, per poi partecipare alle Assemblee ufficiali. Spesso il termine "partito" può trarre in inganno: non si tratta, come alcuni erroneamente pensano, di un organo grazie al quale si attua un "pensiero unico" o un monopartitismo di natura dittatoriale e oppressiva. In particolare, secondo la dottrina del Modernismo, il Partito non assume in alcun modo il significato "classico" individuabile nelle forme di governo meno evolute con organizzazione partitica. Il Partito è un vero e proprio organismo statale, incaricato di gestire la politica della Repubblica Modernista e l'educazione dei suoi cittadini. Pertanto, non è semplicemente l'espressione di un'ideologia programmatica, bensì una vera e propria istituzione. Il termine "partito" viene appunto usato in quanto esso promulga una idea ai cittadini. In verità, la Repubblica Modernista è una repubblica che non fa utilizzo di partiti o di simboli, votando le persone e le idee anziché i leader o le ideologie. In ultima analisi, il modernismo è un superamento dei partiti "vecchio stile", dei quali non vi è più una qualche necessità o motivo di esistenza. La tessera del Partito non ha scadenza e non ha più valore alla morte del tesserato o in seguito alla sua sospensione temporanea o espulsione. Tale tessera è necessaria per rendere validi i voti attuabili nelle sedute dell'Assemblea.
  • il Segretario del Partito Modernista, eletto dall'Assemblea del Partito, detentore del Potere Esecutivo, a questo è affidato il compito di dirigere le iniziative del Partito Modernista e di formare un governo, composto dai sottosegretariIda lui scelti. In virtù di tale compito, un tempo era in uso la dicitura di Presidente del Consiglio dei Sottosegretari, ora inutilizzata. Tale carica è spesso considerata come il garante dell'apparato burocratico e funzionale dello stato, una sorta di "primo ministro" cui fare riferimento per le decisioni politico-legislative dello stato. Ciononostante, sono molti i teorici del Modernismo che si sono discostati da questo tipo di interpretazione semplicistica;
  • il Presidente della Repubblica Modernista (talvolta definito anche Presidente del Partito Modernista, ormai in disuso), eletto anch'esso dall'Assemblea del Partito, è il "garante ideologico" dell'operato del Partito Modernista, nonché il capo supremo dell'Armata Rossa. Si tratta di quella guida illuminata di cui parla frequentemente la Fenomenologia del Potere. Molti pensano che la Repubblica Modernista potrà considerarsi "perfetta" quando non si avvertirà più il bisogno di tale figura, ma molti sono i dubbi dei teorici in merito a questa interpretazione avveniristica e utopica.

Nelle Repubbliche Moderniste più evolute, nelle quali si è parlato di Unione di Repubbliche, tale carica ha assunto il nome di Presidente dell'Unione delle Repubbliche Moderniste. In tali casi, il termine Presidente della Repubblica Modernista è affidato al governatore della singola repubblica, che ha dunque un significato e dei compiti più vicini a quelli del Segretario, ma solo a livello della singola repubblica, e non dell'intero apparato statale.

La scelta del Segretario del Partito e del Presidente della Repubblica avviene periodicamente e con libere elezioni, nelle quali ciascun tesserato avrà la libertà di candidarsi con un programma politico/ideologico chiaro e conciso. La votazione è affidata all'Assemblea dei tesserati. Nel caso in cui l'esito della votazione sia incerto, è possibile fare un'ulteriore votazione sotto forma di ballottaggio tra i più votati. Non esiste limite di candidabilità: il Modernismo crede nel principio secondo cui "chi vale, può governare", senza inutili limiti di volte in cui un tesserato possa ricoprire cariche pubbliche.

Da un punto di vista organizzativo, il Partito Modernista deve sempre fare affidamento a uno Statuto Ufficiale, un documento in cui vengono schematizzati i diritti e i doveri di un tesserato modernista. Non esiste una versione ufficiale di tale documento, in quanto è stato sempre modificato e rimodellato nelle varie ere. La trasposizione giuridica di tale Statuto è la Costituzione della Repubblica, alla quale tutti i cittadini della Repubblica Modernista, tesserati o meno, devono necessariamente sottostare. Tale documento è di norma stabilito nel momento in cui una Repubblica Modernista comincia a definirsi tale, ossia a seguito della fondazione di una Repubblica autonoma (ex novo o dopo una rivoluzione/esportazione ideologica).

Le leggi vengono proposte dall'Assemblea dei tesserati e poi approvate dal Presidente della Repubblica Modernista, che provvederà a inserirle nella Gazzetta Ufficiale. Di norma, le metodologie di votazione delle leggi e dell'elezione dei candidati alla carica di Segretario e Presidente sono variabili e modificabili dalla stessa Assemblea. In ogni caso, è buona norma che il quorum necessario per l'approvazione della legge/candidato si abbassi nel corso dei vari tentativi di votazione.

Il cittadino di una Repubblica Modernista non è in alcun modo obbligato a far parte del Partito Modernista. La mancanza del tesseramento non lo priva dei servizi offerti dalla Repubblica, compresi l'educazione, le misure assistenziali, la sanità. Non possedere la tessera priva però il cittadino della possibilità di votare nelle sedute dell'Assemblea, comprese le elezioni di Segretario e Presidente. Sul significato storico dei "non-tesserati" molte correnti ideologiche moderniste si sono espresse: i più ortodossi sono convinti nel credere che siano un'espressione di rifiuto ideologico nei confronti del Modernismo, mentre i meno ortodossi tendono a considerarli come dei cittadini semplicemente disinteressati alla politica dello stato, ma che contribuiscono al suo sostentamento come tutti i cittadini, compresi i tesserati. In ogni caso, nelle varie epoche del modernismo, la percentuale di non tesserati sulla popolazione tesserabile è sempre andata decrescendo nel corso delle varie conquiste politiche e ideologiche del Modernismo.

Le Correnti del Modernismo

Fin da subito il Modernismo si sviluppo, per via dell'alto numero di partecipanti al processo creativo dell'ideologia, un elevato numero di correnti interne. Non tutte furono approvate dal Partito Modernista e dalla popolazione, mentre altre vennero accettate. In generale, le differenze tra correnti si applicano in maggior parte alla politica, e meno agli altri principi (come l'amore per il razionale, la ricerca scientifica, o la necessità di maggiore equità sociale), che rimangono un denominatore comune nelle varie proposte politiche e sociali. Infine, vale la pena sottolineare come tali correnti non vadano in alcun modo considerate come dei "partiti nel partito", in quanto esse sono normalmente (ma non sempre) prive di un apparato organizzativo proprio, e sono semplicemente date dall'affinità di visioni politiche di alcuni tesserati. Un'eventuale sovra-organizzazione della corrente partitica è sempre stata vista come un'opzione pericolosa dai teorici del modernismo, che hanno sempre screditato tentativi di aggregazione pseudo-partitici, come dimostrato, negli ultimi tempi, nel caso del Consorzio Nazionalmodernista per la Libertà.

Modernismo Puro

Il modernismo puro non è una vera e propria corrente, essa è identificabile come il Modernismo spiegato da Wilhelm Friedrich nella Fenomenologia.

Esso era caratterizzato dall'idea di evoluzione storica, e dalla necessità di creare l'utopia modernista anziché di attenderla. Secondo questa corrente il Modernismo può giungere tramite tre possibili sentieri evolutivi:

  • Attraverso una rivoluzione violenta in una nazione autoritaria
  • Attraverso la fondazione di una nuova città modernista
  • Attraverso il miglioramento graduale di un governo oligarchico, che si sarebbe allargato poco alla volta senza scadere nel populismo

In questa idea è fondamentale il concetto di educazione: dopo secoli di governo autoritario, il popolo non può e non deve venire abbandonato a se stesso. Occorre invece la presenza di una guida forte, incarnata in un solo uomo illuminato (o gruppo di uomini), attraverso una organizzazione, il Partito, atta non solo all'azione di governo, ma specialmente allo spiegare alla popolazione le proprie ragioni e le proprie idee. Molto importante è la distinzione tra popolo e folla: mentre il primo è una entità consapevole di sé e dei propri mezzi, la folla è solo una massa guidata dai più rumorosi, e che tende sempre a prendere le decisioni errate. Il Modernismo desidera fare di ogni folla un vero popolo, sicuro e capace.

In questo senso il modernismo viene inquadrato anch'esso in un ottica in divenire: esso è un mezzo, e non il fine, e il suo compito è quello di guidare la popolazione, insegnandola a gestirsi da sé, fino al momento in cui non potrà essere lasciata da sola. Al termine del procedimento (che avrebbe visto governi la cui partecipazione sarebbe stata mano a mano sempre più ampia), il modernismo si sarebbe estinto, sostituito da un governo "moderno", senza più bisogno di guide.

Il Modernismo puro si concentrava sul contrasto alle tirannie, tralasciando le Oligarchie (in cui c'era speranza di riforma autonoma) e le Democrazie (considerate già abbastanza vicine alla modernità da non necessitare di ulteriori riforme nel breve periodo). Storicamente il modernismo puro collocava se stesso come "vicino" all'Unionismo, e alleato della Repubblica Oligarchica dell'Unione; questa collocazione venne meno a seguito dell'Esodo, ma ritornò (come corretta interpretazione delle parole di Wilhelm) nella Quinta Era.

Orto-Modernismo

Definito anche "oltranzista" o "massimalista", l'Orto-Modernismo rappresenta la corrente più feroce nell'applicazione dei principi del Modernismo. Essa fu storicamente rappresentata da diversi presidenti dell'URMM.

L'Orto-Modernismo rifiuta l'idea che il modernismo possa nascere all'interno delle oligarchie, e considera anch'esse come bisognose di una trasformazione in senso modernista. L'Orto-Modernismo vedeva dunque in Thoringrad il faro dell'umanità e la sua unica speranza di salvezza.

In generale, l'Orto-Modernismo concentra dunque i suoi sforzi a città modernista già fondata, e dunque pensa che il modernismo possa espandersi solo in due modalità:

  • tramite la creazione autonoma di nuove Repubbliche Moderniste, nate da Rivoluzioni di stati autoritari (o dal fallimento delle medesime e dalla fuga dei rivoluzionari)
  • tramite l'avvicinamento e l'annessione all'URMM, in seguito a Rivoluzione interna o a guerra esterna

L'Orto-Modernismo crede, in ogni caso, nell'obiettivo di un mondo unito in una sola nazione federale (l'URMM, appunto) guidata da un solo partito modernista mondiale. In quest'ottica, il modernismo passa da essere un mezzo, ad essere esso stesso il fine, dove il mezzo è la Rivoluzione. Il Modernismo viene già visto come "il migliore dei governi possibili", e l'esigenza è sia il perfezionamento interno, sia l'espansione esterna. Internamente, perché il modernismo deve comunque completare il percorso descritto nella Fenomenologia e teorizzato dal Modernismo puro. Esternamente, perché si sente l'urgenza di liberare quanti più popoli possibili.

L'Orto-Modernismo crede poi nella fedeltà letterale nei riguardi dell'ideale modernista puro descritto nei principali testi modernisti, cosa che porta i suoi seguaci a guardare male verso chiunque cerchi di modificarne l'ideologia di base. Gli orto-modernisti pensano spesso che lo stato debba occuparsi in primo luogo non solo dell'educazione, ma anche della fedeltà dei propri cittadini, anche a costo di istituire gruppi di polizia appositamente per il controllo dei dissidenti. Gli orto-modernisti raramente considerano come "dissidenti" chi apparteneva ad altre frange del modernismo, eccezion fatta per i corporativisti, ma considera dissidente chi invece porta idee di sistemi di governo differenti, oppure chi porta idee marcatamente anti-egualitarie.

In una particolare fase storica dello sviluppo di tale sottocorrente, l'Orto-Modernismo si è diviso in due sottocorrenti, relativamente ai provvedimenti applicabili in politica estera:

  • Alcuni, come Ulysses George Grant, sostenevano il concetto di "Rivoluzione Permanente": che il Modernismo a Thoringrad dovesse sempre evolversi, ma che la sua priorità era quella di far scoppiare la rivolta globale, ottenendo così la trasformazione violenta ad opera dei popoli di ogni nazione in una Repubblica Modernista, da inquadrare poi in una Unione Sovrannazionale. Vennero quindi chiamati Ortomodernisti Grantiani.
  • Altri, detti Ortomodernisti del Presidente, sostenevano invece il "Modernismo in un Solo Paese": ovvero che la prima esigenza fosse quella di rendere l'attuale nazione modernista una nazione forte, ricca, potente e numerosa, attirando esuli da tutto il mondo; e che solo a quel punto, quando si fosse dimostrata la superiorità tecnica e morale del modernismo, si sarebbe dovuto espandere l'ideale. Questi erano detti Ortomodernisti Leonidiani (da Alecsiej Leonidovic Synesthesy Borgia).

Chi sosteneva la Rivoluzione Permanente, pensava che fosse impossibile mantenere una nazione modernista isolata dal resto del mondo, perché prima o poi si sarebbe trovata sola contro tutti. Chi sosteneva l'altra teoria invece pensava che fosse impossibile sopravvivere se si fossero spese troppe risorse a finanziare le rivolte altrui, finendo con l'inimicarsi ogni potenza. Entrambi in ogni caso sostenevano che il processo di modernizzazione sarebbe concluso solo quando tutto il mondo fosse diventato modernista: per questo si trovarono a sostenere le figure presidenziali e la segreteria del partito anche dopo la seconda generazione, quando il modernismo puro avrebbe previsto la cessione del potere totale all'Assemblea del Partito: poiché non vedevano finito il compito del modernismo, essi proseguivano a chiedere la guida illuminata del Presidente.

Storicamente, i presidenti Alecksej Leonidovic e Immanuel von Soerensen sono appartenuti alla teoria del Modernismo in un solo Paese. I fatti, a posteriori, daranno invece ragione alla prima teoria.

Para-Modernismo

Il Para-Modernismo, o Modernismo Paranoico è una linea di pensiero ideata da Nadezhda Stardel verso la metà degli anni 2829 d.f. a Thorvil. Essa ritiene che la perfezione sociale e organizzativa di una nazione possa essere raggiunta solamente tramite un utilizzo sfrenato e, appunto, paranoico della burocrazia. I paramodernisti promuovono infatti la creazione di uffici ed enti atti a creare una società algoritmica e totalmente razionale. Il Paramodernismo è una corrente fortemente ortodossa e spinge ad un controllo dei dissidenti tramite il controllo dei media e della propaganda, strumenti utilizzati anche per portare il Modernismo nelle altre nazioni e attuare così l'idea di "Modernismo in un solo paese", promossa anche dagli Ortomodernisti Leonidiani.

I paramodernisti sono famosi per il loro modo di esprimersi semplice e telegrammatico, evitando l'utilizzo di vezzeggiativi o fronzoli dal loro punto di vista inutili e lesivi dell'impersonalità che intendono portare alla società Modernista. Questa caratteristica comunicativa paradossalmente viene totalmente stravolta nei loro strumenti di informazione e propaganda, ricchi invece di slogan e lodi al Modernismo.

Questo affidarsi alla propaganda e ai media ha creato, nel tempo, alcune linee di pensiero nel paramodernismo: da una parte i sostenitori di una linea più rigida e conservatrice, che richiede una assidua regolamentazione senza tenere troppo in considerazione le consuetudini, viste come un male da abbattere; dall'altra parte un paramodernismo più popolare, che non ritiene necessario regolamentare fin da subito alcune abitudini ma "educare" il popolo tramite un utilizzo massiccio della propaganda, in modo da tenere sotto controllo queste consuetudini (viste comunque come un problema) ed arrivare infine ad un regolamento nel modo più naturale possibile.

L'ideologia paramodernista è stata a lungo considerata una sottocorrente dell'Ortomodernismo più classico, anche se in tempi più recenti un Sottosegretario alla Propaganda e Armonia Modernista, sfruttando i suoi mezzi di informazione particolarmente invasivi, ha favorito lo sviluppo di questa ideologia in modo indipendente all'interno della società modernista. Il Paramodernismo si distingue comunque in modo abbastanza marcato dall'Ortomodernismo classico poiché, a differenza di quest'ultimo, che ritiene il Partito come il solo mezzo per riparare agli errori dell'uomo, si basa sull'idea secondo cui per riparare alla natura fallace dell'essere umano l'unico modo sia utilizzare dei regolamenti.

Meta-Modernismo

Il Meta-Modernismo, o Metamorfismo è una corrente teorizzata da Irina Stardel nel suo trattato "Più menti, unica idea". L'obiettivo dei metamorfisti è quello di unire il Partito sotto una nuova forma, trovando un punto di unione tra le correnti più estremiste e quelle più moderate, creando una nuova linea di pensiero libera, riformista e pragmatica. Dalle correnti più ortodosse ed estremiste, il metamodernismo prende la pragmaticità e la risolutezza dei leader, mentre da quelle più moderate, la crescita interna e la libertà dei cittadini.

Il metamorfismo trovò una sua rappresentanza al governo alla fine del 28° secolo con l'elezione a Segretario di Albert Stardoff, che si fece autore di una politica riformista atta a sostituire la vecchia amministrazione burocratica paramodernista. In questo caso la metamorfosi è vista come un distacco dai canoni paramodernisti del passato, visti come eccessivamente macchinosi e difficili, e quindi ad una "liberalizzazione" del pensiero politico. L'obiettivo del metamodernismo, secondo Stardoff, era quello di creare un Partito del Piano, ovvero un Partito capace di unire tutte le democrazie e oligarchie sotto la bandiera modernista.

La corrente metamodernista di Stardoff trovò molto supporto tra le giovani leve del Partito ma venne criticata dai modernisti più conservatori e della "vecchia guardia" thorvilliana, in quanto considerata eccessivamente liberale e utopica.

Etero-Modernismo

Il nome Etero-Modernismo andrà negli anni a raccogliere tutte quelle correnti del Modernismo che si distaccavano più o meno marcatamente dal Modernismo puro, per un motivo o per l'altro. Il termine alla fine indicherà tutti quei modernismi "moderati", che rifiutavano parte della simbologia o dell'ideologia abbracciando però tutti i valori fondamentali del Partito.

In generale l'Etero-Modernismo non pensa alle altre nazioni, focalizzandosi sulla gestione della propria. Il suo primo obiettivo è quello di mantenere la pace con il mondo esterno, condizione necessaria per poter prosperare e crescere. L'Etero-Modernismo tende a vedere lo stato modernista come una nazione normale tra le altre, anziché come "l'unico faro dell'umanità", e contesta il fatto che esista un numero finito di modi per giungere alla modernità, augurando alle altre nazioni di raggiungerla per conto proprio, in alleanza con il modernismo ma non necessariamente attraverso il modernismo. In quest'ottica, il modernismo non è né un mezzo né un fine, ma solo uno strumento di governo che è però migliore di tanti altri, e che quindi va preservato e migliorato.

In generale, gli etero-modernisti seguono politiche economiche liberali basate sulla libertà di commercio, e si battono per ottenere libertà dal proprio stato e dagli stati esteri. L'autodeterminazione è il valore fondamentale dell'Etero-Modernista, che considera la libertà personale (e nazionale) sopra ogni cosa. Essi si batterono sempre per l'accelerazione del processo di allargamento del governo modernista, in maniera tale da garantire maggiori diritti immediati. Inoltre, avevano tra le proprie file alcuni tra i maggiori critici del personalismo del Presidente e della propaganda del Partito, anche se non con eccessivo radicalismo. Gli etero-modernisti sono sempre stati famosi per avere una larga tolleranza nei confronti dei cosiddetti "dissidenti", eccezion fatta per i corporativisti. Gli etero-modernisti spesso portavano parole di appoggio verso idee e comportamenti di altre nazioni, cercando di inserire nel modernismo il meglio di ogni luogo. Per questo gli etero-modernisti erano spesso in netto contrasto con la polizia e i sistemi di sorveglianza, giudicandoli inutili e dannosi.

Gli Etero-Modernisti si troveranno dunque a sostenere anch'essi la teoria del "modernismo in un solo paese", in quanto per loro la priorità è esclusivamente la crescita interna, anche con un velo di isolazionismo, piuttosto che l'espansione del modernismo, in quanto il compito del modernismo è, secondo loro, creare "la migliore delle società possibili". Alcuni etero-modernisti con pensiero particolarmente positivista hanno addirittura sostenuto che, nelle condizioni di un apparato statale costruito secondo la Repubblica Modernista, l'utopia del Modernismo di creare una società sviluppata e pienamente moderna si sia già effettivamente realizzata nei fatti, senza il bisogno di ulteriori passi in avanti.

Ultra-Liberalismo

Con Ultra-Liberalismo si è soliti indicare una frangia radicale dell'Etero-Modernismo che si distacca marcatamente dal Modernismo Puro. I suoi seguaci, spesso definitivi come Ultrà, sono ferventi sostenitori della ragion di stato, inguaribili patrioti (dotati di un fortissimo senso dell'identità nazionale), sono classicamente i meno idealisti e i più disinteressati all'Ideologia Modernista. Apprezzano il Modernismo come sistema, ma non lo esaltano, e si limitano a reputarlo come il mezzo per un fine di buon governo e di buona politica, atto a dare felicità alla nazione e alla popolazione.

Più degli etero-modernisti gli Ultrà sono liberisti in campo economico, sostenitori accaniti del Laissez-Faire più selvaggio, si battono, talvolta militando, per le libertà e i diritti civili, ma disprezzano chi pone il diritto davanti al dovere. Gli Ultrà sono apertamente opposti alla propaganda di partito e al personalismo del Presidente. A differenza degli Etero-Modernisti, gli Ultra-Liberali reputano raggiunto il climax del governo modernista e valutano qualsiasi allargamento e qualsiasi involuzione dello stesso dannosi per il corretto funzionamento dello stato e per i fini di buon governo. Gli Ultrà sono poi sostenitori del progresso civile e culturale di ogni nazione, a prescindere dal suo essere o meno Modernista.

La più grande differenza con gli etero-modernisti rimane però, nonostante la vocazione fortemente interna degli ultra-liberali, la conduzione della diplomazia e dei rapporti internazionali. Gli Ultrà reputano fondamentale la conduzione, da parte del Governo Modernista, di una politica estera quanto mai aggressiva ed ambiziosa. Nonostante gli Ultrà vedano la nazione Modernista come un'entità normale fra le altre credono in una sorta di distorto imperialismo della mediazione e dell'influenza sul mondo intero mirante a far emergere il ruolo guida della nazione modernista (senza tuttavia esaltare questo ruolo) costruendo con tenacia un prestigio, una coerenza e un'attendibilità dell'azione della nazione Modernista nel mondo tale da garantirgli una predominanza, nella pace, su tutti gli altri. Gli Ultrà, in poche parole, vogliono fare della nazione Modernista la "Voce della Verità" con un azione inattaccabile, incorruttibile, giusta e fortemente coerente e trasparente.

Tale corrente, per via delle sue caratteristiche divergenti rispetto al Modernismo Puro e al Modernismo in generale, è stata definita dagli storici del Modernismo come "una delle più controverse che la storia del Modernismo abbia mai dovuto descrivere". Lo scalpore che ancora oggi tale corrente suscita è dovuto in gran parte al fatto che questa sia riuscita a raggiungere il governo di una Repubblica Modernista, grazie alle iniziative di alcuni personaggi della famiglia Resolàn.

Post-Modernismo

Dopo l'Esodo, l'ideologia modernista fece ulteriori passi avanti, collocandosi in quello che si definisce come "post-modernismo" o "modernismo di secondo livello". Il concetto alla base del post modernismo fu che effettivamente, non esistevano al mondo popoli evoluti che non fossero modernisti, o quantomeno democratici.

Fu così che nacque questa nuova corrente: il modernismo non veniva ancora "cassato" e considerato concluso, bensì cambiava la sua natura: non più una "Rivoluzione" o una "Conquista", ma un "mantenimento" e una "evoluzione". Il post modernista dunque è innanzitutto un costruttore: per esso, le priorità erano quelle di elevare lo spirito umano oltre ogni soglia. Il post modernismo incita all'esplorazione geografica, all'avanzamento tecnologico, alla ricerca filosofica. Paradossalmente proprio in quegli anni prese piede la Non Religione, che predicava i limiti della ragione. La limitatezza dell'uomo, e la sua volontà a superare costantemente i propri limiti, fu un cardine del pensiero post modernista, che si faceva meno politico e più filosofico.

Economicamente, il post modernismo predica una economia mista tra libero mercato e controllo statale, gestito in maniera diversa a seconda del bene considerato. Complessivamente, si faceva in modo tale che le cose necessarie fossero disponibili a tutti, e che il libero mercato si occupasse del non necessario. In questo modo veniva eliminato il ceto basso, lasciando un certo numero di ricchi e un elevato numero di cittadini benestanti. Questa posizione fu frutto del compromesso tra ex-corporativisti, etero-modernisti e altre correnti moderate con gli orto-modernisti: questi ultimi mano a mano diminuivano in numero, rendendosi conto che a tutti gli effetti il modernismo aveva compiuto il suo scopo primario.

Le posizioni post moderniste crollarono dopo la Seconda Diaspora e il seguente crollo di Navarone. In molti diedero la colpa al troppo benessere raggiunto dalla Repubblica, che era diventata ricca e corrotta, e predicarono un ritorno al modernismo delle origini.

Nazionalmodernismo

Uno dei frutti raccolti dagli insuccessi militari compiuti dal modernismo fu la nascita di un nuovo fronte. Il Nazionalmodernismo era stato considerato, alle origini, un "modernismo impuro", in quanto accoglieva al suo interno fonti esterne al Partito e agli ideologi "ufficiali" del modernismo. A detta degli stessi nazionalmodernisti, anche definiti come nazimodernisti, tale ideologia non va in alcun modo associata a un eventuale Etero-Modernismo, in quanto gli stessi nazimodernisti sono convinti sostenitori delle dottrine del Modernismo Puro, e da queste partono per promuovere una politica di esportazione del Modernismo in modo del tutto radicale.

Piriños Plogolio Pulcianòv

Il Nazionalmodernismo fondeva le istanze orto-moderniste più radicali con un forte sentimento nazionalista che considerava chi aveva già raggiunto il modernismo come moralmente, eticamente e fisicamente superiore rispetto a chi ancora giaceva sotto il giogo della tirannia senza avere la forza per combattere. Nato all'interno dell'Armata Rossa, il Nazionalmodernismo si è spesso diffuso durante i periodi di difficoltà, in ambito sia interno che soprattutto internazionale.

Secondo l'idea nazionalmodernista, l'unico modo per sostenere la Repubblica Modernista e per mantenere una certa credibilità a livello internazionale è l'accanita espansione del Modernismo negli altri paesi del piano, in modo rapido e intransigente. Per questo motivo, il Nazionalmodernismo tende a rifiutare eventuali metodi di "esportazione ideologica" come le Rivoluzioni o le propagande internazionali, bensì crede solamente che l'unica opzione per la Repubblica Modernista sia quella di espandere se stessa nel nome del Modernismo. I nazionalmodernisti non credono che il modernismo possa nuovamente nascere in una città indipendente senza che esso venga portato dalle nazioni già moderniste, avendo una certa sfiducia nella dottrina classica che vede il modernismo nascere da varie possibili alternative. Tra tutte le correnti del modernismo, essi sono gli unici dichiaratamente a favore della "guerra ideologica" contro le nazioni non moderniste.

Per ciò che riguarda la politica interna, il Nazionalmodernismo considera l'ordine interno come un valore da aggiungere ai valori fondamentali del modernismo; essi sostengono che la pace interna può esistere solo al prezzo di isolare ed eliminare, se necessario, i dissidenti. Per quanto concerne invece le correnti moderniste, questi tendevano a considerare veri modernisti solo gli orto-modernisti e se stessi. Al contrario degli orto-modernisti, che tendevano a rifiutare "in silenzio" le proposte delle altre correnti meno ortodosse, alcune frange del Nazionalmodernismo sono spesso state causa di sommovimenti all'interno dello stesso Partito Modernista, che spesso si è trovato a dovere sedare le componenti più irruente e sovversive della corrente. Tuttavia, per motivi di ordine interno, e visto che il Nazionalmodernismo ha spesso avuto un controllo molto efficace sull'Armata Rossa, il Partito non lo dichiarò mai illegale, anche se minacciò più volte di farlo.

Il Nazionalmodernismo ebbe particolare rilevanza nel corso della Sesta Era a Thortuga, grazie alla fondazione del Consorzio Nazionalmodernista per la Libertà da parte di Piriños Plogolio Pulcianòv. L'associazione agì prevalentemente in merito alla politica estera degli anni precedenti la Battaglia dell'Adegun Orientale, nel corso dei quali il Nazionalmodernismo fu visto come possibile alternativa alle tradizionali correnti del Modernismo. Tale "rinascita" della corrente, dopo secoli in cui essa era stata completamente soppressa e dimenticata, fu un vero e proprio motore di mobilitazione di una nazione che si trovò poi, e in parte a causa di questo Consorzio, in guerra contro alcune nazioni nemiche disseminate nel piano. Proprio negli anni della guerra, questa esperienza politica morì gradualmente a seguito della misteriosa scomparsa del fondatore Pulcianòv, probabilmente una delle figure più controverse della storia del Modernismo.

Moderdemocratici

Sotto questo nome stanno quelle frange di modernisti moderati, presenti specialmente a Navarone tra i discendenti dei nyani, la cui idea era quella che lo stato non dovesse in alcun modo fare distinzioni tra gli iscritti al partito e i comuni cittadini. Essi vorrebbero dunque l'abolizione del partito e del suo compito di educazione, istituendo nuove cariche pubbliche svincolate da organizzazioni più grandi. Il pensiero moderdemocratico è duplice: primo, togliendo il partito si elimina il rischio che gli iscritti siano troppo pochi rispetto alla popolazione, e si cerca di tenerne conto in maniera più realistica. Secondo, il popolo dovrebbe già essere pronto a sapere cosa desidera, senza il bisogno di educatori.

La critica normalmente mossa a questi gruppi è che in generale gli iscritti al partito sono esattamente coloro i quali si interessano alla politica, per cui i voti che non vengono contati (quelli dei non iscritti che non possono votare) sono solo quelli di coloro che non voterebbero comunque. Questo è garantito dal fatto che l'iscrizione al Partito non comporta alcun onere, se non il richiedere partecipazione. La seconda critica è quella invece che l'educazione del popolo è un valore fondamentale del modernismo, senza il quale esso non ha motivo di esistere; e che un popolo ineducato può facilmente diventare una folla controllata da poche rumorose persone, e questo è un rischio che va evitato.

Nell'ottica della moderdemocrazia, il modernismo è un mezzo che deve condurre alla democrazia; e per democrazia si intende il sistema più largo possibile. Per questo motivo il compito del modernismo era semplicemente quello di costruire, a poco a poco, sistemi di governo sempre più larghi, fino a comprendere la totalità della popolazione.

Al movimento moderdemocratico vengono anche in genere assimilate teorie moderniste che fanno a meno della figura del partito, ente invece fondamentale nell'idea modernista. In generale, la moderdemocrazia equipara le repubbliche moderniste e le democrazie di stampo nyano, nonostante consideri il modernismo più efficiente. L'idea che una nazione con una oligarchia aperta o una democrazia parziale possa raggiungere la modernità senza la necessità di una struttura educatrice dei cittadini è tipica della moderdemocrazia. Per questo motivo i movimenti moderdemocratici non considerano l'utilizzo della rivoluzione: la moderdemocrazia è per sua stessa natura una forza riformatrice, e non rivoluzionaria. E in questi dettagli lo scontro con Orto-Modernisti, secondo i quali le riforme non erano possibili se non in nazioni già democratiche, e con i nazionalmodernisti, secondo i quali solo le nazioni già moderniste potevano esportare il modernismo, era sempre attuale.

I seguaci della moderdemocrazia vengono a volte definiti "gattomodernisti" per il loro ispirarsi alla città di Nyan.

Il moderdemocratismo viene considerato come un modernismo allargato e populista, al contrario dei modernismi alienati. Esiste comunque un dibattito aperto se considerare la moderdemocrazia effettivamente un modernismo deviato oppure no, e se dunque il Partito Modernista lo debba accettare o meno; in generale però, il partito tende ad accettarlo, in quanto le sue idee non ledono in alcun modo ai principi basilari dell'autodeterminazione.

Moderunionismo

La più controversa in assoluto tra le correnti del Modernismo, il Moderunionismo è una ideologia che unisce i principi chiave del modernismo e dell'unionismo.

Partendo dall'idea che il modernismo possa proprio nascere da una oligarchia che inizia un processo di riforma, i moderunionisti credono che il modello della repubblica modernista debba sostituire alla coppia "presidenza-segreteria" una istituzione di natura senatoria, che governi così come funziona in una oligarchia. La repubblica così formata diverrebbe una repubblica bicamerale modernista, dove la camera bassa, l'Assemblea, sarebbe formata da tutti gli iscritti al partito e avrebbe determinati poteri, tra cui l'elezione dei senatori, e il Senato avrebbe il potere esecutivo e funzionerebbe come Camera Alta, guidata da un capo di stato primo tra pari. In questo modo, l'allargamento del governo da pochi uomini a una camera intera dovrebbe garantire una migliore esecuzione del modernismo. La Camera Alta dovrebbe chiaramente seguire i principi unionisti.

Questa ideologia è poco nota e poco praticata, ma viene considerata in maniera positiva dai modernisti puri in quanto si rifà direttamente alla Fenomenologia. Viene invece criticata aspramente dagli Orto-modernisti, secondo i quali il Senato Modernista sarebbe il preludio all'alienazione del governo, e dagli etero-modernisti che criticano l'importazione di un governo maggiormente elitario rispetto a quello della normale repubblica modernista. I nazionalmodernisti sono poi noti come i peggiori detrattori di questa teoria, e numerosi sono stati gli scontri tra i due (pur piccoli) gruppi. Il nazionalismo dei primi e l'unionismo dei secondi, seppure ideologie molto vicine a livello teorico, appare inconciliabile.

Da un punto di vista storico, tale ideologia ha avuto molto successo nell'età lidiana della città di Fòrgon BoPville, in Quinta Era, vero e proprio centro cittadino in cui per la prima volta è stato messo in pratica un tentativo di applicazione dell'ideologia.

Millenarismo

Col termine millenarismo si intende l'idea che il modernismo non possa e non debba morire, neppure nel caso in cui, per attendere la venuta della modernità, dovessero passare anche mille simbolici anni. Non si tratta di una vera e propria corrente, bensì di un più semplice movimento, nato storicamente dagli esuli modernisti dopo la fuga da Navarone.

Il motto di questa corrente fu "Combatteremo per mille anni!", da cui derivò il termine millenarismo.

Statalismo

Quoterosso1.png Ahimè quindi compagni, l'economia necessita di essere strettamente regolamentata da parte dello Stato, i prezzi devono esserne limitati ed ogni libera attività monitorata da parte del Governo per evitare il dirupo che ci trascinerà nell'oscurantismo del Corporativismo se non nell'Unionismo. Quoterosso2.png

~ Nihosev Bresajevski

Lo Statalismo è una corrente modernista molto vicina al Postmodernismo, basata su un forte senso di appartenenza allo Stato, ma soprattutto su una pianificazione economica ben definita dal governo del segretario e dal Partito Modernista stesso. Secondo tale corrente, le fette strategiche del libero mercato devono essere infatti controllate direttamente dai vertici statali, in un'ottica economica più disciplinata e meno legata a logiche di mero interesse e guadagno sociale che possano nuocere all'interesse della collettività.

Ideatore di questa corrente fu il thorvilliano Nihosev Bresajevski ed altri membri del partito, che aderirono a questa linea di pensiero dal giorno della cosidetta "Rivoluzione Morale Modernista", iniziata col gesto di Nihosev di appendere un manifesto indirizzato a tutta la cittadinanza nel quale ha come i valori del Modernismo dovessero essere ritrovati e rinnovati in quel particolare periodo storico.

Le principali sotto-correnti dello Statalismo sono ben distinte l'una dall'altra:

Social-modernisti

Uno statalismo più moderato, che tenta di controllare aspetti della vita economici molto limitati e strategici, istituendo monopòli di stato, interventi sociali ed economici di rilancio e controllo dell'occupazione pubblica, senza che il mercato libero e internazionale possa essere in qualche modo danneggiato da questo tipo di provvedimenti. Infatti, la proprietà privata è ancora considerata un bene sacro ed essenziale per l'autodeterminazione dell'individuo.

Statal-totalitaristi

Il secondo è uno Statalismo più forte ed aggressivo, che vuole controllare ogni aspetto della vita pubblica. La proprietà privata è considerata una convenzione molto più labile, e può essere requisita e sospesa in qualsiasi momento per il bene della collettività. Il libero mercato non è contemplato se non in aspetti poco importanti, in quanto l'unico mercato affidabile ed efficace è esclusivamente quello interno.

Moderattivismo

Questa Corrente Modernista si rifà al Trattato "Sull'Attivismo del Modernismo" scritto da Jaq Dracurze nel corso dei suoi vari mandati come Sottosegretario agli Affari Interni dell'Unione delle Repubbliche Minerarie Moderniste.

Qui di seguito un breve estratto del Trattato che spiega in sintesi le proposte di tale corrente programmatica:

"Quando una civiltà si avvia alla sua fine? Quando gli eserciti invasori sono sul suo territorio? Quando una misteriosa malattia ne spazza via la popolazione? Oppure quando l'economia interna collassa?

Nessuna di queste. Una civiltà finisce quando smette di agire e migliorarsi, convincendosi di aver raggiunto i limiti possibili alle sue forze. Questa inerzia innesca un ciclo vizioso che porterà alle cause già esposte. Senza volontà di fare infatti non è possibile difendersi da eventuali invasori, non vi è la volontà di soccorrere gli ammalati o di tenere sotto controllo la propria economia.

Quando in una civiltà la popolazione che non agisce pretende di aver voce in governo con voti immeritati e supera quella che agisce ed esercita il meritato diritto di voto guadagnato con il proprio impegno, quello è il punto critico che segna l'inizio della fine se non si corre ai ripari. Altrimenti le persone che non posseggono sufficiente forza di volontà si opporranno sempre agli individui che invece guardano al futuro.

Le uniche persone che possono quindi partecipare alle attività di governo sono quelle che hanno dimostrato passione e dedizione al Partito, sacrificando il proprio tempo e le proprie energie per migliorare la causa Modernista in base alle proprie competenze.

Per questo principio propongo la divisione della società Modernista in due classi:

- Cittadini: coloro che non hanno dimostrato voglia o sufficiente dedizione al Partito, non possono accedere al diritto di voto, ma salvaguardati in ogni caso dalla legislazione Modernista e dal suo Governo.

-Tesserati: coloro che hanno pieni diritti e doveri nei confronti nel Partito e delle suo opere Materiali.

Come possono le persone guadagnarsi il diritto di voto secondo questo pensiero che punta a un Modernismo Attivo e dinamico? Mettendosi al servizio dello stato in diversi modi. La via più breve passa dal servizio nelle Forze Armate del proprio paese, servendo per un periodo non inferiore ai quattro (4) anni in tempi di conflitto o otto (8) in periodo di pace. Il mondo è un luogo pericoloso, sempre ricolmo di pericoli e con la selezione naturale sempre in corso. Un esercito efficiente è l'unico modo per garantire la sopravvivenza minima della propria ideologia rispetto alle altre presenti, altrimenti anche il Modernismo si unirà a quelle defunte.

Altrimenti, un cittadino che vuole guadagnare il diritto di voto può mettersi al servizio del Partito in uno dei suoi diversi enti pubblici, con un servizio continuato di otto (8) anni in tempo di conflitto e dodici (12) in tempo di pace. Servendo con abnegazione e spirito di sacrificio egli può dimostrare che è pronto a ricevere il diritto di voto e che mette il benessere del Partito davanti alla fatica fisica di costruirne le infrastrutture materiali.

Ovviamente l'accesso al diritto di voto è unico e personale, e ogni figlio che vuole poter votare come i propri genitori deve seguire lo stesso percorso.

Il Governo Modernista deve quindi garantire un flusso continuo e ininterrotto di lavori da fare, allo scopo di non lasciare i propri cittadini inoperosi. Piuttosto di avere le piazze cittadine ricolme di cittadini dallo sguardo vacuo e dalla mente frastornata dall'eccessivo riposo tale Governo deve attivarsi a varare perfino opere pubbliche di dubbia utilità, come la creazione di strade verso luoghi remoti o deserti pur di fornire lavori da fare. Con la continua creazione di luoghi di lavoro e con le relative retribuzioni inoltre può esercitare un minimo controllo sull'economia e con le continue richieste di materiali essere in grado di espandere o limitare le domande/offerte del mercato interno ed eventualmente internazionale.

A tale proposito, il governo Modernista deve sì collaborare con gli Stati Amici, instaurando patti di collaborazione o opere in comune ma deve altresì salvaguardarsi dai restanti stati, diffidando da loro e da qualunque loro mossa verso i propri confini. Una mano aperta e innocua può infatti trasformarsi rapidamente in un pugno chiuso."

In base a tale corrente, il diritto al tesseramento non deve essere un qualcosa di libero e attuabile dalla maggiore età, bensì solo al raggiungimento di una serie di requisiti verificabili dall'apparato compartimentale della Repubblica Modernista. In questo modo, la validità e la qualità delle votazioni fatte in Assemblea dei Tesserati sarebbe migliore, in quanto i voti provengono da cittadini verificati e approvati dallo stato.

Corporativismo

Quoterosso1.png La mia città si compone di manodopera non qualificata. Quoterosso2.png

~ Jakob Frenes

Principale "Modernismo impuro", questa corrente fu la maggioritaria a Frenco e fu teorizzata da Frenes. I corporativisti vogliono trasformare lo Stato in una vera e propria azienda. Per realizzare questo scopo, essa riprende elementi comuni sia ai rivoluzionari, che ai liberali ed ai consociali. La corrente ha sviluppato naturalmente apprezzamenti e critiche tra i tesserati del Partito. Secondo i più progressisti, il Corporativismo, o Democrazia Organica, termine in un secondo tempo preso dagli Organisti, è la massima concretizzazione pragmatica del Modernismo. I cittadini-operai vengono istruiti, guidati, coordinati, retribuiti, serviti ed osservati in un processo urbano molto simile al processo produttivo. Chiaramente, l'equilibrio tra l'evoluzione sociale e la de-umanizzazione in questo contesto è labile. Ciononostante queste idee presero piede pure a Thoringrad, specialmente tra i managers della CasinoArms.

Il Corporativismo si slegò ideologicamente dal Modernismo attorno al 1667 d.F. Ne seguì una guerra tra Frenco e Thoringrad che fu vinta da quest'ultima. Così, i corporativisti morirono tutti o rinnegarono la propria corrente. Furono subito prese le distanze da Frenes e Neo Oriones, e la corrente smise di avere un minimo peso politico nell'URMM.

Aplo-Modernismo

Quoterosso1.png In questo nuovo piano, le vecchie regole non funzionano, e la burocrazia è solo un peso, un animale stanco, malato e ormai allo stremo, che nonostante tutto si aggrappa con le ultime forze alla vita, e con il suo egoismo rischia di trascinare nel baratro tutti noi. È nostro dovere mettere fine alla malata egemonia della burocrazia, e ristabilire l’antica efficienza modernista slegata dai mille moduli e dalle mille regole. Quoterosso2.png

~ Dal Manifesto dell'Aplo-Modernismo

Sorto nei primi anni di vita della Repubblica Modernista di Thoramas, l'Aplo-Modernismo è nato originariamente come vero e proprio movimento di protesta contro le tendenze Paramoderniste di alcune frange del Partito Modernista. Tali componenti del Partito avevano dato segni di tendenze particolarmente egemoniche, volte a definire fin dalla nascita della città un apparato governativo integralmente basato sulla burocrazia. A partire da alcune lamentele da parte di gran parte della popolazione, alcuni tesserati del Partito Modernista di Thoramas, tra cui il futuro segretario Carmelo Fios e il presidente Nastorio Pulcianov, si presero cura della questione, raccogliendo tutte i consigli e le richieste da parte dei cittadini che più si sentivano oppressi da questo "impeto burocratizzante" da parte dei paramodernisti, e organizzando, col tempo, il nucleo ideologico della futura ideologia dominante nel Partito.

A pochi mesi dalla nascita di Thoramas, Fios e Pulcianov avevano raccolto attorno a sé gran parte dei tesserati del Partito Modernista, un numero sufficiente per sfiduciare, di fatto, quel governicchio paramodernista che ufficiosamente si era stabilito mentre Thoramas veniva costruita. L'evento scatenante di quella che gli storici definirono Transizione Aplo-modernista fu la pubblicazione del Manifesto dell'Aplo-Modernismo, un semplice comunicato programmatico che la gente accolse con gioia, e che sancì di fatto la fine del breve periodo di governo paramodernista a Thoramas.

Carmelo Fios e Nastorio Pulcianov furono eletti rispettivamente Segretario e Presidente della Repubblica Modernista, i primi a essere assegnati a tali cariche nella storia di Thoramas, in quanto l'originale nucleo paramodernista aveva operato senza che si fossero ancora tenute vere e proprie elezioni. Avendo ora campo libero, il Governo Fios attuò fin da subito delle misure per l'istituzione di un apparato burocratico minimo, semplice, volto a un'attività legislativa assolutamente sintetica e razionalizzata, applicando progressivamente tutti i significati espressi dal Manifesto.

Dal punto di vista della politica estera, l'Aplo-Modernismo si caratterizzò fin da subito per un'evidente tendenza alla neutralità e al pacifismo, volti dunque a stabilire rapporti diplomatici collaborativi con le principali nazioni del Piano di Alinox. Qualsiasi intervento sanzionatorio, che fosse di natura economica o militare, fu fin da subito evitato anche per le questioni internazionali più preoccupanti: Thoramas doveva diventare, secondo l'Aplo-Modernismo, l'esempio più chiaro ed efficiente dell'applicazione dei principi del Modernismo, evitando perciò di influire sui destini delle altre nazioni con interventi diretti di qualsiasi natura.

Sul piano economico, infine, l'Aplo-Modernismo si basò integralmente sull'applicazione dei principi del libero mercato, in opposizione a qualsiasi frangia statalista o interventista prevista da altre correnti del Partito.

Rapporto con l'Unionismo

Normalmente i modernisti sorridono quando viene chiesto loro cosa pensino dell'Unionismo.

Si sa che Wilhelm Friedrich fu influenzato dalla Repubblica Oligarchica dell'Unione quando stese la Fenomenologia e progettò il modernismo. L'idea stessa di modernismo come limite di oligarchie successive appare mutuata dall'oligarchia dell'Unione.

I modernisti

Normalmente i modernisti considerano l'Unione come una nazione politicamente arretrata, portatrice di un governo migliore di altri, ma lungi dall'essere perfetto. A seconda della corrente di appartenenza, alcuni pensano che un giorno le società unioniste diverranno moderniste da sole, altri pensano invece che siano un rivale secondario, da abbattere, ma solo dopo che siano caduti tutti gli altri nemici.

Chi ha una certa cultura, comunque, sa che i principi unionisti sono presenti, seppure migliorati ed espansi, nel modernismo; questo seppure la produzione di scritti politici, filosofici ed etici non sia comparabile, e spesso si siano messi insieme nel calderone dell'unionismo cose molto diverse tra di loro.

Gli unionisti

Gli unionisti rimasero alleati del modernismo fino alla fine della Terza Era. Successivamente, dando la colpa al Modernismo della fine di quel mondo, si sviluppò un certo attrito tra i due gruppi, a volte ricorrente nel corso dei secoli di storia del Modernismo e dell'Unionismo.

Voci correlate